Associazione Culturale Itimed

>San Cataldo: Museo per una notte

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Di Luca Papa e Maddalena Scannaliato

Il messaggio lanciato da Itimed in occasione della notte dei musei è stato forte.
L’intento celato (o meno) era considerare la Chiesa Capitolare di San Cataldo per una notte come un “museo”.
Nell’ottica della semiotica della cultura, il museo può essere assimilato ad un vero e proprio «apparato di comunicazione». Esso è composto di oggetti esposti sì, ma anche di strutture, persone, messaggi prodotti e trasmessi. I segni in questa prospettiva sono tutto ciò che entro la Chiesa di San Cataldo è sotto gli occhi (mi verrebbe da scrivere piedi) di tutti e che ha o meno perso l’originario valore d’uso. Mittenti possiamo considerarci noi (team) che utilizzando progetti elaborati in base a percorsi culturali e secondo chiavi di lettura delineate da operatori nel settore, trasmettiamo messaggi, emozioni. Destinatari non possono che essere i visitatori banalmente distinguibili in: «ideali», coloro che pensiamo possano visitare questo luogo, ed «empirici» coloro che fruiscono effettivamente il luogo.
Jorge Glusberg (fondatore e direttore del Centro de Arte y Comunicación di Buenos Aires) fu tra i primi a interpretare il museo –e gli oggetti in esso esposti- in chiave semiotica: «Nonostante le diverse opere che il museo contiene –scrive Glusberg-, il comune denominatore è che esso emette segni […] Il contenitore – il museo appunto – è pure esso un segno: un segno complesso risultante dalla somma di tutti i segni che ne fanno parte». Ma quello che caratterizza davvero il museo secondo Glusberg è il suo qualificarsi come operatore semantico che funge da contenitore di altri segni e messaggi.
Come segno il museo si presenta come un complesso i cui componenti hanno la duplice funzione di significante e significato. Significante perché espressione di un passato, una cultura; significato perché parte dell’immagine di una società – l’immagine della Chiesa di San Cataldo è stata adottata come simbolo di “la scuola adotta la città”.
Il team di Itimed ritiene che questi fattori fino a qui delineati siano presenti in un luogo come la Chiesa di San Cataldo.
E’ intorno al destinatario che si è concentrata in questo periodo la nostra attenzione, la nostra riflessione. Identificare il destinatario di questo luogo solo nel turista o semplice visitatore non basta. E’ forse questo punto che distingue la Chiesa di San Cataldo da un Museo. Per quanto concerne il museo il visitatore, l’utente modello che si ha in mente ne determina l’allestimento; nella Chiesa di San Cataldo, invece, i segni –di cui sopra- sono già lì, sotto e sopra i nostri occhi. L’operazione che il visitatore svolge (ed è questo che invece ci ri-avvicina ad un Museo) è l’attribuzione di un senso a ciò che vede. Sul piano sincronico, come in un museo, i visitatori hanno a che fare con informazioni testuali (i segni) e contestuali (la prossemica, l’illuminazione etc…). E’ invece sul piano diacronico (le esperienze pregresse di fruizione) che si è giocata e si gioca la nostra sfida.

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