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U Fistinu e a Santuzza



Palermo giunge quest’anno alla 384°edizione di una grande manifestazione in onore della sua patrona. Evento che viene considerato come il momento più alto della vita palermitana,così come ultimo fra le grandi feste barocche.
Sotto l’imperversare della canicola,durante la notte del 14 luglio migliaia di palermitani e turisti sciamano lungo l’antico Cassaro(oggi Corso Vittorio Emanuele) dal Palazzo Reale a Piazza Marina. Gente vociante e accaldata accompagna Santa Rosalia condotta in trionfo da un fastoso carro (emblema sacro e civico ) teatralizzato da scenografie grandiose e musiche evocative,espressioni di una “Felicissima Palermo” devota alla sua Santuzza.
Attraversando lentamente la città la processione giunge fino a mare dove,al Foro Italico,i fuochi d’artificio dell’apoteosi concludono i festeggiamenti. Sparati alti nel cielo si innalzano tradizionali ed emozionanti le luci e i colori dei giochi attesi da tutti ad illuminare la notte di una sfavillante Palermo.
Una drammaturgia spettacolare tra fede religiosa e mistero laico che racconta la cessazione della pestilenza attribuita alla miracolosa Santa Rosalia che arrestò per grazia ricevuta la terribile epidemia che colpì Palermo nel 1624.
Festino dunque inteso come immenso ex voto popolare dedicato a “S. Rosalia che libera la città dalla peste”,divenendone patrona e spodestando così Santa Cristina, Sant’Oliva, Santa Ninfa e SantìAgata che,schierate a quadrato ai Quattro Canti,nulla avevano potuto.
La peste era arrivata a Palermo con un bastimento proveniente dal Nord Africa carico di merci e schiavi riscattati. Gli era stata negata l’entrata in porto per sospetto di peste,ma,il comandante assieme al guardiano del porto,andò a rendere omaggio al Vicerè Emanuele Filiberto di Savoia,con ”ricchi et eccellenti doni”. E fu concessa l’autorizzazione!Ottomila furono i morti su 40.000 abitanti,si spopolarono interi rioni,e non si trovarono rimedi a quel flagello che colpì pure il vicerè che rese la bell’anima a Dio. Nessun santo portato in processione potè arrestare la pestilenza.
Fino a quando,secondo la leggenda devozionale,S.Rosalia apparve in sogno ad una cacciatore a cui indicò il luogo dove avrebbe potuto trovare i suoi resti;le ossa calcificate vennero portate in processione e l’epidemia venne fermata. Venne dunque ricordata Rosalia Sinibaldi,santa eremita palermitana testimoniata già nel 1205 e morta giovanissima in una grotta di Monte Pellegrino. Promessa in sposa al principe Baldovino,si consacrò all’eremitaggio dopo la chiamata di Cristo,abbandonando così la casa della borgata all’Olivella.
E’ proprio a Monte Pellegrino che si trova il Santuario a lei dedicato,meta per i devoti che il 4 settembre compiono la tradizionale“acchianata”(la salita)che li conduce al convento e alla grotta-sacello dove Santa Rosalia visse in penitenza fino alla morte(1166).Santuario dalla facciata seicentesca addossata alla roccia.,ingresso barocco ed interno colmo di numerosi ex voto rischiariti da ceri e lumini nei pressi del simulacro di marmo della Santuzza,rivestito d’oro,munifico dono di Re Carlo di Borbone nel 1735.

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