Associazione Culturale Itimed

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Eccoci giunti all’inizio di questo nuovo anno…Sono trascorsi i primi quindici giorni del 2010 e la stragrande maggioranza di noi tutti, dopo la “sbornia” delle festività, sembra ormai aver ripreso la routine della vita di sempre.Le prime due settimane di gennaio servono generalmente a fare un punto della situazione.Il bello di un nuovo anno infatti è proprio l’inizio. Se, da un lato infatti, ci sentiamo frastornati nel ricominciare, dopo le abbuffate natalizie, dopo le serate con amici e parenti,…beh, dall’altro, ci si carica di nuove aspettative, si spera in nuove opportunità, ci si promette di investire in un anno migliore del precedente, magari mirando a nuovi obiettivi, e perché no, riuscendo a realizzare dei piccoli sogni.Itimed è pronta a partire verso questo nuovo viaggio ideale chiamato 2010 dove, con nuove “marce” (o tramite nuove frecce al suo arco, per chi non ama le metafore automobilistiche), verrà profusa la stessa voglia di fare che da più di due anni ci unisce e ci porta avanti nei nostri progetti.Buona lettura…

Periodo di riferimento: Prima metà di gennaio 
Documenti: Fabiana, Ettore, Stefania, Claudia 
Stesura: Fabiana Tripodi

Gennaio è il mese che apre le porte del nuovo anno. Il nome deriva dal Dio romano Giano, divinità preposta alle porte e ai ponti. Più in generale, il termine è facilmente riconducibile ad ogni forma di passaggio e mutamento.E’ un mese, questo, durante il quale il turista compare sulla scena ad intervalli variabili. Se nel corso della settimana, raramente lo si incontra in giro per i monumenti, nei week-end capita spesso, invece, di registrarne una presenza più percepibile.

Qui a Palermo, il tempo (meteorologico) non ha di certo incoraggiato il flusso turistico, che ormai appare piuttosto lento. D’altronde risulta decisamente “difficile” e “scomodo” visitare una città tra i frequenti temporali e i venti gelidi, a cui si aggiunge la scarsa informazione (purtroppo cronica nella nostra città) sulla chiusura di certi monumenti (prevista per gli inizi del mese). Molti turisti hanno infatti lamentato quest’ultima situazione. A tal proposito riportiamo un’affermazione di un visitatore: “…oltre la Cattedrale abbiamo trovato aperto solo qui (si riferisce a San Cataldo)!!!…Una visita da ricordare con piacere, soprattutto perché (con un po’ di presunzione) abbiamo avuto la sensazione che il servizio di accoglienza da noi offerto come valore aggiunto al godimento del bene monumentale in se, sia stato apprezzato per impegno e modalità, sicché i nostri visitatori sono usciti sicuramente con meno amarezza rispetto all’offerta turistica della nostra Palermo. Sporadici gli aneddoti da narrarvi; fra questi taluni sono però meritevoli di menzione.Un “ventaglio turistico”, “colorato”, arricchito da lingue, volti, espressioni, accenti, ed in definitiva da un diverso modo di intendere il “viaggio” ha fatto visita alle due chiese di S.Cataldo e S.Cristina la Vetere.
Immancabili, innanzitutto, i nostri connazionali, a volte, più degli stessi stranieri. Se dovessimo stilare una classifica fra i turisti più assidui di questo scorcio di gennaio, collocherei in pole-position gli italiani, poi inglesi e tedeschi, seguiti da spagnoli e francesi, ed infine, una più variegata ed eterogenea lista di provenienze non immediatamente “riconoscibile”. Fra questi ultimi ricordiamo alcuni turisti brasiliani, russi, australiani ed un gruppo di statunitensi, informati sul nostro itinerario per mezzo degli opuscoli informativi distribuiti presso alberghi (come ad esempio, l’Hotel Garibaldi e l’Hotel del Centro), e C.I.T. (centri di informazione turistica), compito e merito di alcuni nostri soci che collaborano settimanalmente a questa attività.
Durante la visita ed il racconto delle vicende dei siti e dei personaggi legati alla storia dei cavalieri e pellegrini, capita di “dilatare” la conversazione con i visitatori spaziando in argomenti diversi, in questo si registra una tipica “voglia” del turista/viaggiatore, e cioè quella di stabilire un rapporto relazionale con chi abita il luogo. Capita così che al di la del racconto canonico delle vicissitudini storiche, ci si soffermi spesso e volentieri a discutere del più e del meno in un clima quasi familiare che induce nei visitatori la voglia di prolungare la propria visita. Quando si intraprende un viaggio, una delle prime cose che ci si auspica nel “mettere piede altrove” è proprio la cortesia e la gentilezza nel popolo ospitante. Purtroppo questa situazione non si verifica sempre.
Terminate le visite, spesso, nella chiesa di S.Cataldo i visitatori amano portarsi via uno dei nostri oggetti come ricordo: segnalibri, bloc-notes, miniature artigianali fittili molto pregiate, medaglie, cartoline, libri sulla storia dei siti, ciondolini, etc; la visita alla chiesetta di S.Cristina la Vetere, è arricchita dalla degustazione del tipico biscotto del pellegrino, gradito per la particolarissima rievocazione storico-culinaria del periodo medioevale coevo all’edificazione dell’edificio religioso.Fra i turisti in visita, cito, in particolar modo, una coppia formata da marito americano e moglie sarda.
Lui, letteralmente estasiato dalla struttura interna della chiesa di S.Cataldo, è stato prodigo di osservazioni architettoniche riguardo le nicchie, le colonne, le absidi, ed i capitelli. In particolare il suo occhio si è soffermato sul grosso blocco di pietra non tufaceo collocato sopra tutti i capitelli come elemento intermedio tra gli stessi e la parte iniziale degli archi. Questo elemento in gergo architettonico viene definito come “imposta” o “pulvino”, comunemente, però, è sinonimo di infisso di una porta o di una finestra. Nel nostro caso, si rifà, appunto, alla pietra al di sopra della quale posano gli archi e le nervature delle volte, funzionale quindi a distribuire le spinte tra le componenti statiche della struttura.
Faccio menzione anche del fatto che durante tutto il mese di gennaio, presso la chiesa di S.Cataldo, si svolgerà uno stage di tre allievi di un corso in “Marketing del Turismo sociale” organizzato da ITAREANET. La nostra Associazione Culturale, scelta come “azienda” partner, costituirà quel campo pratico, utile a far comprendere loro come un bene monumentale può essere gestito/fruito come componente di un itinerario volto alla valorizzazione di un contesto urbano. Peraltro, il ruolo di tutor verrà ricoperto da una nostra “socia-collega” che si occuperà di seguire gli allievi in questo tipo di attività.
Infine, vi segnalo l’arrivo direttamente dall’Australia di “Mr. Crocodile Dundee”!.. Durante un mio turno mattutino, ricordo che il silenzio delle mura della chiesa di S.Cataldo, fu interrotto improvvisamente dalla presenza incombente ed insolita di un turista d’oltreoceano. Apparso da dietro la tenda dell’ingresso, tipicamente sotto le vesti di un esploratore con impermeabile, cappello, e zaino, lasciò viaggiare la nostra fantasia verso terre sconosciute e desolate fra piante di eucalipto ed animali indomabili. Abbiamo avuto la curiosità di sapere chi fosse.
Romano d’origine, emigrato in Australia nel 1966, da dodici settimane visitava l’Italia da nord a sud accompagnato esclusivamente dal suo cuore italiano. Il più grande sogno che voleva da sempre realizzare era proprio quello di tornare in Italia per scoprire tutto ciò che da bambino appena diecenne dovette lasciare con costrizione alla sola storia dei libri. Parlava discretamente l’italiano, lingua che a suo dire gli scorreva ancora nel sangue. La chiesa di S.Cataldo lo aveva colpito fortemente, adorava toccarla, percepirla al tatto, viverla nella sua materialità e consistenza, “vedeva” attraverso le sensazioni delle sue mani. La definì “unica” ed “imparagonabile a nessun altro sito sacro”. Parlammo poi delle origini del nuovo continente, l’Oceania, e del suo più grande paese, l’Australia, il sesto al mondo per estensione. Il 90% degli australiani discende, disse, soprattutto dagli europei ed un’alta percentuale di essi sono italiani. Mi disse infatti che gli italiani costituiscono il quarto gruppo etnico australiano.
A 200 km da Sidney, nell’Australia nord-orientale, si trova Brisbane, città del nostro amico avventuriero, nonché, capitale dello stato federato del Qeensland. Mi raccontò che, nonostante l’aspetto e le dimensioni di una metropoli, Brisbane non è turbata da alcun ritmo frenetico, anzi, permette di godere di uno stile di vita estremamente tranquillo. Si tratta di una metropoli che valorizza paradossalmente la natura e le sue bellezze. Fra queste, citò la più grande barriera corallina del mondo formatasi lungo la costa orientale del Queensland per oltre 2000 km. Concludemmo il nostro incontro parlando di cucina…sebbene quella australiana sia stata influenzata dalla gastronomia mediterranea, rammaricava la totale differenza fra un piatto preparato con cuore tricolore ed un piatto che echeggiasse di falsa tradizionalità italiana. Beh…pensate che dalle sue parti apprezzino carne di coccodrillo e di canguro?!?!….E se qualche pezzetto fosse finito fra gli spaghetti del Grande Albertone?!
Un caro saluto e al prossimo Iti two weeks.

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