Associazione Culturale Itimed

>"ItitwoWeeks" 3_2010

>

Il mese di Febbraio, nel vecchio calendario giapponese, è chiamato Kisaragi che letteralmente significa “il mese del cambio delle vesti”. Apparentemente, la spiegazione etimologica del termine, sembrerebbe incoraggiare i più freddolosi della stagione…ma non vorrei destare in loro troppe illusioni. Dire che è già arrivato il momento di fare qualche cambio nell’armadio, è purtroppo una speranza prematura visto il gelo persistente dell’ultimo periodo.Consiglio dunque di confidare nell’abilità di Marzo che come ogni anno starà preparando uno dei suoi tanto attesi sgambetti primaverili.Lasciando alle spalle questo prologo meteorologico, apriamo adesso le porte alle emozionanti e curiose storie di Ititwoweeks svoltesi nelle prime due settimane di febbraio.Buona lettura!!!

Periodo di riferimento: prima metà di Febbraio. 
Documenti: Fabiana
Stesura: Fabiana.

“Il viaggio deve allinearsi con le più severe forme di ricerca. Certo ci sono altri modi per fare la conoscenza del mondo. Ma il viaggiatore è uno schiavo dei propri sensi; la sua presa su un fatto può essere completa solamente quando è rafforzata dalla prova sensoriale; egli può conoscere davvero il mondo soltanto quando lo vede, lo sente e lo annusa.”

I versi di Lord Byron, poeta e politico inglese vissuto tra la fine del’700 e l’inizio dell’800, ci illuminano sull’importanza della polimorfia sensibile riferita al viaggio nella sua rappresentabilità come evento conoscitivo. A tal proposito, desidero riportare una riflessione compiuta presso la Chiesa di S.Cataldo da una coppia di viaggiatori proveniente da Pistoia, che ho avuto il piacere di conoscere durante un mio turno di accoglienza, il loro commento è stato: “Qui si respira la convivenza dei popoli”. Una sottile verità si cela dietro questo significativo pensiero.
Edificato nel 1154-1160, il sito sacro esprime nella sua avvenenza estetica un armonico intreccio di stili snodatosi nel corso della sua storia secolare. Nella struttura architettonica e negli elementi decorativi della chiesa echeggia una profonda fusione artistica che, nella configurazione romanica della cappella, vede coabitare pacificamente le culture araba e bizantina. Sotto la dominazione normanna, infatti, a servizio di una committenza cristiana, la chiesa di S.Cataldo è stata realizzata attraverso l’impiego di maestranze islamiche che nella stessa costruzione hanno proposto figurativamente anche taluni rimandi alla cultura bizantina. Un edificio, insomma, eretto e rappresentato come specchio riflettente di una simbolica integrazione fra civiltà diverse.
La considerazione dei nostri due visitatori è stata poi accompagnata da una domanda: “Qual è stato il segreto vincente che ha permesso alla Sicilia di attirare verso le sue terre popolazioni così lontane e differenti fra loro?”. Una fra le risposte più comuni trova chiara spiegazione nella posizione strategica dell’isola stessa collocata appunto al centro del sistema geo-politico del Mediterraneo dell’epoca. La Sicilia, cuore pulsante che animava gli interessi di valorosi conquistatori, attraeva per i suoi estesi orizzonti contemplati come delle mete sublimi verso cui proiettare la potenza dominante e la gloria di un regno. La Trinacria rappresentava l’immagine emblematica di un “arco trionfale” ammirato per i suoi orpelli allegorici e varcato simbolicamente come ingresso reale. Per l’egemonia di un popolo la Sicilia era dunque paradigma di infallibili successi e di infinite preziosità.
Il racconto ha appassionato i nostri due turisti tanto da sconfinare i loro animi verso “…un passato che non sapevano più d’avere…” (Italo Calvino, da “Le città invisibili”, 1972) un passato ritrovato peregrinando indietro nel tempo. I due viaggiatori hanno conosciuto e vissuto la nostra chiesa sottostando alle loro forti sensazioni intese come exploits di ricerca emotiva e guide di sintesi cognitiva. Hanno “visitato” il bene monumentale ecclesiastico attraverso la scoperta costante dei propri sensi: ne hanno ascoltato intimamente il suo silenzio, ne hanno osservato con peculiare attenzione la sua maestosa bellezza, ne hanno toccato le sue fredde e mistiche mura, ne hanno gustato la sua ricca storia assaporandone l’affascinante corso e, a completamento di quella multisensoriale lettura poetica, ne sono riusciti perfino a percepire un rievocativo profumo di agrumeto siciliano.Terminata la visita, la coppia toscana ha ringraziato immensamente l’Associazione ITIMED per la gestione e la valorizzazione del sito, elogiando, specialmente, la figura di noi soci sostenitori, in assenza dei quali, ha detto, la chiesa non avrebbe potuto continuare a “vivere” nel presente dei suoi pellegrini romei.Sovente, accade che la Chiesa di S.Cataldo indossi delle vesti distinte agli occhi di tutti quei turisti-viaggiatori giunti in visita dalla Puglia.In particolar modo, ricordo una coppia pugliese originaria di una cittadina in provincia di Bari: Corato.

La relazione tra l’icona situata nell’abside destro della chiesa e la relativa iconografia ha costituito il tema principale trattato durante la nostra conversazione. L’icona, raffigurante in primo piano il vescovo Cataldo su fondo dorato, secondo quanto detto dai nostri due visitatori, è stata una delle prime immagini che ha colpito il loro sguardo all’interno della chiesa. La tesi da loro sostenuta riguardava la palese somiglianza tra la suddetta icona e quella portata in processione nel loro paese. Mi hanno raccontato, infatti, che S.Cataldo, patrono locale di Corato e di tanti altri comuni pugliesi, secondo la tradizione, nel 1483 salvò la loro cittadina da una grave pestilenza. Da allora, si svolge una celebrazione ad agosto che rende omaggio al santo protettore con una vera e propria festa in suo onore. La coppia coratina, devota dunque a S.Cataldo, ha voluto conoscere prima di tutto la motivazione che sospinse il committente dell’edificio religioso ad attribuire tale denominazione alla chiesa.Majone di Bari, ammiraglio normanno del regno di Guglielmo I d’Altavilla, dedicò a S.Cataldo una cappella attigua al suo palazzo nobiliare, l’odierna Chiesa Capitolare di S.Cataldo ubicata nella storica Piazza Bellini. Originario della Puglia, Majone onorò il patrono di Taranto omaggiandogli il sito sacro palermitano. Secondo la leggenda, nel 666 il vescovo Cataldo decise di recarsi in Terra Santa in abito da pellegrino; prostrato sul Santo Sepolcro, si disse che Gesù gli apparve per affidargli una missione evangelica: convertire al cristianesimo la città di Taranto liberandola così dal paganesimo.I due turisti mi hanno poi informata che a breve nel mese di maggio verrà organizzata la cosiddetta Fiera di S.Cataldo, protagonista dell’evento una sfilata di carrozze d’epoca entro una cornice commemorativa allusiva ad una cittadina d’altri tempi.

Fra le chicche coratine, negli anni’90, il paese subì una non indifferente ribalta turistica perché il suo centro storico fu scelto da Lina Wertmuller come parte del set cinematografico del film “Io speriamo che me la cavo”, con il famoso prof. Paolo Villaggio. Il film, secondo l’opinione della coppia, garantì una maggiore notorietà al luogo, dunque, una pubblicità fertile per il suo stesso turismo.I due curiosi e loquaci viaggiatori hanno apprezzato notevolmente il nostro impegno e la nostra caparbietà nel perseguire iniziative promotrici di un turismo relazionale di sviluppo territoriale. Poco prima di andarsene, menziono, infine, la frase che hanno scritto in una nostra cartolina: “La chiesa di S.Cataldo è intrigantissima, ti avvicinerà alla nostra terra e alla nostra storia…ma potrai ammirala nella sua interezza solo grazie ad Itimed”.Mi hanno detto poi che l’avrebbero spedita alla figlia. Un caro saluto e al prossimo servizio!!!

VN:F [1.9.17_1161]
Vota da 1 a 10 questo articolo:
Valutazione: 0.0/10 (0 voti)
Itimed

Notizie su 

L’Associazione Culturale Itinerari del Mediterraneo (ITIMED), nasce dall’incontro di differenti figure professionali con un ambizioso programma: valorizzare, tutelare e promuovere gli itinerari culturali al fine di preservare la memoria delle comunità del Mediterraneo ed i relativi territori promuovendo di fatto lo Sviluppo attraverso la Cultura

Vieni a visitarci

Se vuoi saperne di più sull'Associazione, se sei interessato ad una delle nostre iniziative, o semplicemente per curiosità, vienici a trovare in

Via Giacomo Cusmano, 28, Palermo

Contatti