Associazione Culturale Itimed

>"ItiTwoWeeKs" 9_2009

>Il tempo è proprio volato e mi ritrovo di nuovo qui, a scrivere e a raccontare ai nostri affezionati lettori del blog le prime due settimane del mese di novembre.
Che dire su ITIMED e le due chiese di San Cataldo e di Santa Cristina la Vetere?…Diciamo pure che il curioso lettore di novembre non si annoierà di certo. Iniziamo quindi con i racconti!…Buona lettura.


Periodo di riferimento: Prima metà di novembre
Documenti: Fabiana, Ettore, Roberta.
Stesura: Fabiana Tripodi.


Il primo episodio, riguarda due appassionati d’arte provenienti dal Canada e tornati a Palermo per la seconda volta. Circa quattro anni fa, giunti nella nostra città, intrapresero un tour turistico che privilegiava siti sacri di origine normanna. La chiesa di San Cataldo, rimase impressa così a lungo nella loro memoria che, il desiderio di riammirarla in questo secondo viaggio, li condusse nuovamente verso la sua ricercata bellezza. Durante la visita, mostrarono una sincera gratificazione verso una mia collega che, spontaneamente, offrì loro un’esaustiva accoglienza informativa. Non mancarono i ringraziamenti volti all’associazione e alla gestione della fruizione turistica dei suoi siti. Peraltro, ricordo che, uno dei due turisti, spiegò che, quattro anni fa, fotografando l’altare maggiore, si accorse che sul lato sinistro era assente la bianca lastra marmorea. Colpì immediatamente la sua vista il distacco reso da un’area scura a pois chiari che, lasciata così nuda e viva, contrastava nettamente con il candore del resto del materiale impiegato. La sua professione, quella di un artista estroso, si sa bene che consiste anche nell’osservare i particolari più nascosti e notare utile anche ciò che per noi (come in questo caso) apparirebbe semplicemente come incompleto. Continuando, disse, infatti, di esser poi riuscito a trasferire in una sua opera pittorica l’elemento fotografato che, integrato al soggetto del quadro, fece di esso una sorta di piccola installazione.

Fra i tanti visitatori, a San Cataldo, abbiamo avuto il piacere di conoscere il presidente dell’Ass. Culturale “Il Salotto delle Arti” di Roma. Un vero amante dell’arte che, per approfondire appieno la sua conoscenza della chiesa, mentre ascoltava la nostra spiegazione informativa, arricchiva il suo bagaglio culturale, rivolgendoci più domande possibili. Entusiasta del nostro progetto, ci annunciò che sarebbe tornato a febbraio con tutti i soci al seguito, per vivere “l’Itinerario dei Cavalieri” proposto da ITIMED attraverso il famoso pellegrinaggio urbano qui a Palermo.

Altro episodio, quello della visita di una turista inglese che dopo aver “spulciato” per filo e per segno la chiesa, si sedette e rimase assorta in una profonda contemplazione ad occhi chiusi. Sembrava essere avvolta da una serenità interiore che la estraniava dalla realtà circostante a lei. Poi, nel book dei commenti leggemmo un suo pensiero scritto in italiano: “Incanto…Bellezza assoluta, il mio spirito si riempie di stupore”. Leggere quelle parole mi fece riflettere su come la freneticità della vita quotidiana offuschi la percezione di emozioni così forti ed intense. Se solo ci fermassimo per pochi istanti, avvertiremmo che è fondamentale avere uno spazio in cui ritrovare quelle sensazioni autentiche che diano valore alle nostre persone. Credo che il silenzio spirituale di un luogo sacro possa dunque riuscire a colmare il vuoto assordante del dinamismo umano e restituire così una grande energia stimolante.

Continuando, nella stessa mattina, ricevemmo la visita di un gruppo di sette inglesi, membri della Ass. Culturale “La Compagnia dei Vini”. Appassionati del sano e buon bere, nonché, interessati all’architettura e alla storia dell’arte, si unirono nello stesso viaggio culturale. Quale migliore meta della Trinacria? La Sicilia, ricca di sapori e tradizioni, di usi e costumi, è una terra in cui anche la cucina e l’arte scambiano magistralmente i loro “sì d’amore” di fronte alla storia di un’isola ultra millenaria.

Per quanto riguarda la chiesetta di Santa Cristina la Vetere, l’orario invernale della nuova stagione diminuisce nettamente la possibilità di visite. Chiesa di Santa Cristina la Vetere Sporadici, dunque, i turisti che, la domenica mattina, (il solo giorno consentito alla fruizione) decidano di girare per il “Vicolo dei Pellegrini”. Purtroppo, i tempi di un turista sono quelli che sono e, quando si avvicina il giorno della partenza, un aereo o una nave condizionano fortemente le ultime cose da vedere in una città. Una mattina, però, un gruppo di trenta persone dell’Ass. Culturale ”Il Sentiero”, fece tappa da noi. Il gruppo accolse ben volentieri le nostre accoglienze che completarono le informazioni già ricevute dalla loro guida. L’accompagnatrice, che era anche un’insegnante, disse di voler tornare successivamente con le sue classi perché interessata al nostro progetto.

Fra i turisti italiani, in visita a San Cataldo, ricordo un trio di chirurghi napoletani giunti a Palermo per un congresso di medicina. Uno di loro, in particolare, desiderava acquistare, come piccolo ma significativo ricordo della chiesa, una medaglia raffigurante lo scudo crociato simbolo de “l’Ordine dei Cavalieri del S.S. di Gerusalemme”. Seppi, poi, di parlare con un “chirurgo-cavaliere”. Un giovane dottore loquace e simpatico che rappresentava, dunque, quel giorno in Sicilia, la Sezione della Campania della Luogotenenza dell’Ordine Equestre dei Cavalieri del Santo Sepolcro di Gerusalemme.
Inoltre, domandò da quale portale della chiesa dovesse entrare il recipendiario per potere intraprendere il percorso iniziatico che da occidente ad oriente lo avrebbe guidato verso la nomina di futuro Cavaliere. Presumeva fosse il grande portale centrale, in realtà, gli spiegai, che trattandosi di una chiesa rivolta verso nord-est, il portale in questione era quello di sinistra orientato appunto verso ovest e, dal quale, secondo la leggenda esoterica, tutto aveva inizio.

Chiesa di San Cataldo - Palermo Curiosa poi è stata la venuta di un visitatore siciliano che teneva stretta fra le mani una foto dai colori accesi. Lo aiutai a salire gli scalini d’ingresso della chiesa di San Cataldo, l’età non gli permetteva di certo un equilibrio stabile e da solo faceva fatica. Chiacchierando, poi, notai più volte quanto cara gli era quella foto che manteneva vicina al petto. Sbirciando bene, vidi un colore più di altri dominare nell’immagine…direi un rosso aragosta. Dopo avergli raccontato qualcosa sulla storia della chiesa, sui cavalieri e sui pellegrini, rimase a bocca aperta, non immaginava ci fosse tanta preziosità sacrale dietro la bellezza effimera dell’arte. L’impressione che ebbi fu quella di una persona che, prima di allora, aveva letto quel luogo nella sua esclusiva esteticità, apprezzandone unicamente le sue forme e i suoi colori. Mostrandomi a quel punto la foto che aveva con sé, capii che i suoi occhi lo guidavano nella vita costituendone le fondamenta cromatiche del suo mestiere. Si trattava infatti di un pittore dall’accento siculo che da sempre aveva dipinto la chiesa di San Cataldo solo osservando semplici cartoline o scatti fotografici. Il suo repertorio iconografico, che aveva prediletto per tanti anni la nostra chiesa, ne aveva dunque caratterizzato a lungo la molteplice produzione pittorica realizzata secondo svariate inquadrature e diverse prospettive . Quel giorno, avvertì la sua gioia nell’ammirare ogni angolo della chiesa; i suoi occhi apparivano pieni di luce, come se la maestosa beltà del luogo lo avesse invaso nello spirito artistico. E, fu, quella mattina, che la sua infinita curiosità di pittore venne finalmente soddisfatta, scoprendo con nuovi occhi la chiesa che aveva ritratto da una vita.

Altro episodio interessante da raccontare, riguarda la visita di un attento turista italiano che, nell’osservare la decorazione a tarsie marmoree del tappeto musivo della chiesa di San Cataldo, fu colpito da un decoro stellare a sei punte, situato, in particolar modo, lungo gli assi del quadrato formato dalle quattro colonne della navata centrale. Incuriosito chiese la sua simbologia. Le leggende ebraiche attribuiscono facilmente la stella a sei punte allo scudo posseduto dal giovane guerriero David, suo significativo emblema dai presunti poteri protettivi, oppure, al Sigillo di Salomone, magico anello usato dal Re per controllare i demoni e gli spiriti. La forma stellare è da datarsi però anteriormente all’utilizzo ebraico. Costituisce infatti un antico simbolo Mandala trovato su antichi templi indiani. Rappresentava il perfetto stato meditativo dell’equilibrio tra l’uomo e Dio. Divenne poi molto diffuso nel campo della magia e dell’occultismo, portando alcuni gruppi di ebrei ortodossi a rifiutarne questo tipo di uso. Secondo studi di alchimia, la forma geometrica viene determinata dalla sovrapposizione di due triangoli, i cui vertici, rivolti uno verso l’alto e l’altro verso il basso, creerebbero le sei estremità della stella. Il punto d’incontro dei centri di ciascun triangolo, costituirebbe invece il settimo ed ultimo punto, simbolo della “Quinta Essenza”, cioè la sostanza che tiene uniti gli astri e i pianeti. Peraltro, la stella è un motivo ricorrente nell’architettura della chiesa di San Cataldo. Infatti, la ritroviamo ancora presente, secondo un’altra tipologia, nella lastra marmorea che fronteggia il pannello vitreo delle finestre. Funzionalmente lo scopo di questa decorazione permette un’illuminazione più calibrata e meno diretta. Chiesa di San Cataldo - Palermo Le forme rappresentano, dunque, il filtro per una luce che, nel suo passaggio dall’esterno all’interno, viene modulata nella sua distribuzione. La figura che ne deriva scolpita è un ottagono, uno dei principali simboli esoterici dell’arte e della tradizione cristiana ed islamica, che racchiude in sé il concetto di rigenerazione spirituale. La stella a otto punte, infatti, rappresenta il mondo intermedio tra la circonferenza del cerchio e la mole quadrata della terra. Si spiega da ciò la forma della cuba islamica sormontata da tetto circolare. L’esoterismo bizantino e l’architettura araba chiarificano l’apprezzamento durante la dominazione normanna verso certi criteri costruttivi, osservati, ad esempio, nel periodo durante il quale venne edificata la chiesa di San Cataldo (1154-1160).

L’ultimo aneddoto del servizio è dedicato ai bimbi della “Libera Scuola Waldorf” di Palermo. Durante un mio turno, conobbi una allegra classe elementare molto socievole ed educata accompagnata da due insegnanti semplici e alla mano. Non so come ma non appena entrarono, fu automatico per me associarli a questo tipo di scuola, forse, perché, tempo addietro, vissi un’esperienza formativa proprio da loro. Durante, infatti, l’ultimo anno di liceo, la mia classe accompagnata da una professoressa, trascorse una giornata presso la Libera Scuola Waldorf, per comprenderne sul campo ciò che si era studiato in aula. Provenendo dal Liceo delle Scienze Sociali, ai fini del mio indirizzo scolastico, che trattava appunto anche la pedagogia, appariva dunque molto interessante osservare da vicino il metodo di educazione e di insegnamento in una scuola di questo tipo. Sotto un impulso sociale, la prima scuola Waldorf nasce nell’autunno 1919 a Stoccarda per iniziativa dell’industriale Emil Molt che, per i figli degli operai della fabbrica di sigarette Waldorf Astoria di cui era proprietario, fonda questo nuovo tipo di scuola. Si rivolse al metodo pedagogico di Rudolf Steiner basato sulle leggi evolutive dell’essere umano, universali, a prescindere dai differenti contesti etnici, socio-culturali e religiosi. La scuola e il suo insegnamento si diffusero in tutto il mondo, perché, favorirono soprattutto un sano ed equilibrato sviluppo degli allievi attraverso la pratica armonica delle attività delle mani, del cuore e della mente. Tornando alla visita della scuola Waldorf di Palermo, ricordo che l’insegnante della classe mi chiese di distribuire fra i bimbi anche qualche brochures in inglese per poi ricavarne una lezione in lingua straniera. Infine, mi invitò presso la scuola di via F. Parlatore per partecipare al Bazar di Natale che si terrà sabato 28 novembre dalle ore 10:00 alle ore 19:30. Il Bazar di Natale come quello di Pasqua è consuetudine ormai tipica di tutte le scuole Waldorf-Steiner. Un giorno di festa e di unione, atteso e partecipato da tutti in cui trovare giocattoli di legno, bambole realizzate a mano e animali di lana, decorazioni, libri, colori, l’angolo dell’usato, minerali e tanto altro ancora…Per chi fosse interessato, sarà un’occasione per potere vivere l’atmosfera di una scuola a porte aperte in cui si cresce scoprendo un mondo bello da sperimentare.

Una saluto ai cari lettori del blog
Fabiana Tripodi

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