Associazione Culturale Itimed

>Per una idea di "slow city"

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Si può concepire una città “controcorrente” rispetto all’idea imperante?
Possiamo pensare che velocità e tempo non siano le sole discriminanti prestazionali dello spazio urbano odierno?
La qualità della vita sociale può essere assunta come parametro per la pianificazione dello spazio?
A queste domande cerca di rispondere un amico nella sua tesi di laurea sul centro storico di Palermo in corso: “Palermo a 3 all’ora: proposte per una slow city”. 
Un dibattito su questo tema è perfettamente aderente all’idea di turismo e mobilità urbana cui ITIMED fa riferimento. Il tavolo tecnico sulla qualità dello spazio pubblico in centro storico e le iniziative attualmente proposte dall’amministrazione per la qualificazione di mobilità alternative sono embrione per l’attivazione di un processo di abbassamento delle “velocità” urbane, seguiremo attivamente il lavoro di Vito.  ADP


di Vito Angelo

Il manifesto che segue nasce in occasione della stesura della mia tesi di laurea, rappresenta l’idea di città che sogno e che intendo immaginare e sviluppare nei prossimi cinque mesi.

1. La slow city è una città (o una parte di territorio, più in generale) che ha deciso di rinunciare al falso idolo della velocità nominale e del consumo di massa.
2. La slow city non è solo una città lenta, ma è il luogo in cui si fondono e interagiscono tutte le culture a basso impatto, le uniche in grado di fronteggiare efficacemente la crisi economica.
3. La slow city minimizza il suo impatto ambientale risparmiando energia e producendola da fonti rinnovabili.
4. L’automobile è un mezzo di trasporto rivoluzionario e imprescindibilmente legato alla configurazione spaziale della città contemporanea. Altrettanto scontato non è l’obbligo del possesso di un’automobile.
Nelle slow cities la mobilità non è legata al possesso del bene automobile, ma al diritto di utilizzarlo. Non più un’auto per individuo, ma più utilizzatori per la stessa automobile, di proprietà di una società pubblico-privata che gestisce la mobilità integrata (mezzi di trasporto pubblico di massa, taxi collettivo, car sharing, mobilità alternative).
5. Nella città contemporanea il tempo di spostamento è un tempo perso e va minimizzato; nella slow city il tempo impiegato nello spostamento è, nella maggior parte dei casi, un tempo qualificato, dedicato alla socializzazione e ad attività piacevoli. La sua minimizzazione è legata alle necessità del singolo.
6. Quello che vale per il tempo di spostamento, vale anche per lo spazio. Lo spazio che si attraversa non è anonimo e indifferente.
Attraversare una slow city implica interagire necessariamente con la stessa e con gli altri individui al suo interno.
7. Nella slow city non ci sono percorsi obbligati (come quelli che devono percorrere le automobili), ma il tragitto tra un punto “A” e un punto “B” varia al variare dell’individuo e del mezzo di locomozione.
Ciò implica che eventuali interventi di riqualificazione urbana vadano perseguiti “per aree” e non “per linee”.
8. Nella città contemporanea le strade e i marciapiedi sono un bene privato degli automobilisti, nelle slow cities le strade tornano ad essere suolo utile per un uso realmente pubblico.

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