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Dove è finito il Turismo Relazionale Integrato?

Il caro prof. Arch. Leonardo Urbani, grande urbanista e visionario, quasi 20 anni fa, lanciava un grande progetto di ricerca sul Turismo Relazionale Integrato.

In quegli anni il tema suscitò molto interesse , la Regione Siciliana finanziò grandi progetti di ricerca, molti  professori di economia, molti architetti-urbanisti ( fra cui pure me) si appassionarono all’argomento cercando di promuovere e far sviluppare questo nuovo concetto di turismo culturale, ma nonostante l’impegno di tanti, per molti anni  rimase prevalentemente un segmento di nicchia del Turismo.

Il turismo relazionale , rispetto al turismo esperenziale nato molto dopo da una sua costola, si basava su un cambio di prospettiva , nasceva con  un approccio diverso ai luoghi . Non metteva al centro  la performance del turista, ma il legame che si crea fra persone, comunità e luoghi.

Per buona parte l’ospitalità offerta dal turismo relazionale integrato è un’ospitalità della stessa tipologia del turismo rurale (casali, bagli, masserie, ville, ecc.) chiamando in causa anche alcune parti storiche delle città, dei borghi e dei paesi più significativi (per esempio l’esperienza dei Paesi Albergo o degli Alberghi diffusi,  dei bed and breakfast ecc.) e allargando l’offerta di beni e servizi a tutto l’ambiente, antropizzato e non, ai suoi prodotti, alla sua storia e alla sua cultura. La tipologia delle entità ospitanti che coincide con un’offerta minuta e diffusa di abitazioni familiari, opportunamente attrezzate, consente all’ospite di maturare una reale consapevolezza dell’ambiente storico-naturale e delle vocazioni territoriali in un contesto che coinvolge il normale stile di vita della comunità locale. Chi opera la gestione diretta dell’offerta vive nei luoghi, svolge attività tradizionali e radica redditi nel territorio dell’offerta turistica relazionale. Inoltre con il turismo relazionale integrato si costruiscono rapporti capillari. Attraverso l’uso delle tecnologie telematiche l’ospite è direttamente raggiunto a casa (face-to-face) da coloro i quali offrono l’ospitalità, cosicché anche i tempi di permanenza si prolungano, analogamente a quanto avveniva per l’antica villeggiatura, la maggior parte degli ospiti sono portati a ritornare abitualmente in un clima di “amicizia” e “familiarità”. (Arces: La componente relazionale nell’analisi sistemica del turismo- Naselli – Purpura- Ruggeri 2007)

Negli ultimi 20 anni, i dati ISTAT ci dicono che il settore dei bed and breakfast (B&B) e della ricettività extra-alberghiera in Italia ha registrato un boom esponenziale, trasformandosi da nicchia a pilastro del turismo nazionale. 

Tra il 2002 e il 2017, il numero di B&B in Italia è aumentato di oltre il 688%. Secondo Confesercenti, negli ultimi 10 anni (2014-2024), le imprese attive come case vacanze, affittacamere e B&B sono aumentate del 147%, arrivando a quasi 35.000 unità registrate.

I fattori chiave dell'incremento, secondo l’ISTAT, sono stati:

il Turismo esperienziale: La domanda di alloggi più intimi, autentici e a contatto con la popolazione locale.

Minori costi fissi: Una gestione più flessibile ed economica rispetto agli alberghi tradizionali.

Digitalizzazione: L'avvento delle piattaforme di prenotazione online (OTA) e Airbnb che ha facilitato la visibilità delle strutture.

Non imprenditoriale: Circa il 70% dei B&B è gestito in forma non imprenditoriale, rendendolo un investimento accessibile per le famiglie.

Oggi, l’enorme sviluppo della ricettività extralberghiera ha creato una sorta di guerra fredda del turismo, dove hotel ed extralberghiero si scrutano da lontano, creando frizioni sul mercato  e  confusione nel settore.

Le nuove norme sia nazionali che regionali infatti, sollecitate dai vari settori per regolamentare tale confusione, rischiano però  di confondere e annullare le specificità delle varie categorie di attività.

Nello specifico, non bisogna, a mio avviso, soffocare le caratteristiche in particolare dei B&B soprattutto quelli non professionali omologandole alle strutture alberghiere.

Così si uccide il vero Turismo Relazionale I

ntegrato!!

In Sicilia, dove l’accoglienza relazionale è una prerogativa soprattutto  nei borghi e  nelle campagne, non si possono imporre  obblighi di adeguamento che annullano le caratteristiche tipiche dei luoghi.

Ben vengano le regole come il CIR che hanno fatto uscire allo scoperto chi era irregolare, ma attenzione a non far perdere quelle caratteristiche dei luoghi e del tipo di accoglienza  che proprio in Sicilia  è una RISORSA SPECIALE .

Anzicchè appiattire e penalizzare, sarebbe opportuno proporre un punteggio in più a chi offre una accoglienza casalinga, a chi offre le proprie camere come se si fosse amici di famiglia, a chi ti prepara la colazione con prodotti fatti in casa ( nel rispetto delle regole di sicurezza ed HACCP),valorizzando chi ti fa scoprire gli angoli sconosciuti del proprio paese, ovvero “  quel tipo di turismo che  è strettamente legato alle relazioni umane con un rapporto immediato e diretto tra chi offre il servizio e chi ne gode.”

Mi sa che forse sto farneticando, ma questo sarebbe di certo il mio sogno e forse, anche quello del mio caro prof. Leonardo Urbani!!


 
 
 

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